Testimonianze

 

…“La vita non finisce mai di sorprenderti”

 

Questa è la frase con la quale voglio iniziare la mia storia. L’anno 2009 è stato un anno molto triste, il 9 luglio mio padre muore improvvisamente, il 19 agosto mio fratello, a 31 anni, viene ricoverato in ospedale per una leucemia linfoblastica acuta. Inutile dire che la vita della mia famiglia cambiava radicalmente. Ormai vivevamo tutti in ospedale, a turno eravamo sempre lì, abbiamo conosciuto tante persone, molte di loro non hanno superato la malattia e mi piace considerarli i nostri angeli custodi che dal cielo ci proteggono. Durante il primo anno di cure mio fratello esegue il protocollo di cura del prof. Mandelli, continua le analisi e le cure con regolarità. Riprende anche a giocare a pallacanestro, tutto sembrava essere tornato alla normalità. La leucemia sembrava sconfitta, contavamo i mesi, i giorni, dovevano passare tre anni. Invece, come un fulmine a ciel sereno, le analisi di maggio 2012 ci comunicano che il “male” era tornato e che mio fratello necessitava di un urgente ricovero per sottoporsi all’ennesimo trattamento chemioterapico. L’equipe medica dopo aver esaminato il caso propone a mio fratello di sottoporsi ad un trapianto di midollo osseo, essendo io compatibile con lui al 100% e quindi potevo essere un ottimo donatore. Entrambi iniziamo un percorso molto duro, sia da un punto di vista medico sia emotivo. Analisi, visite mediche, l’ospedale di Tor Vergata diventa la nostra seconda casa. Alla fine di settembre mio fratello viene ricoverato e sottoposto al trattamento pre-trapianto, il suo sistema immunitario viene completamente azzerato. Il 2 ottobre vengo ricoverata anch’ io, il tre ottobre avviene la donazione. Non potrò mai dimenticare quel giorno. Sono entrata in sala operatoria alle 14.10, prima di addormentarmi ho guardato l’orologio e implorato mio padre affinchè andasse tutto bene, avevo freddo e tanta paura. Alle 16.30 mio fratello aveva già ricevuto il sangue del mio midollo osseo ricco di cellule staminali emopoietiche. Mentre gli facevano la trasfusione piangeva dalla gioia. La speranza di una nuova vita, sana, era finalmente arrivata.

Questa esperienza mi fa fatto conoscere l’ADMO (associazione nazionale donatori midollo osseo) con la quale collaboro attivamente per far sì che sempre più esseri umani diventino donatori volontari. Rigrazio la mia collega e amica Sabrina Ciucci, insieme abbiamo contattato l’associazione e l’abbiamo invitata ai banchetti di solidarietà organizzati dalla nostra azienda, la Telecom Italia S.p.A. Durante uno dei banchetti, al quale ho partecipato personalmente, ho scoperto che molti colleghi erano già iscritti al registro e allora oggi ho la consapevolezza che

potrebbe essere realizzato un progetto più grande quello di istituire un gruppo donatori di midollo osseo come già esiste il gruppo donatori di sangue per Avis. Molti di voi leggendo questa mia testimonianza si chiederanno come è possibile che in una situazione del genere si trovi ancora la forza di essere attivi e propositivi, la risposta è: non bisogna mai perdere la speranza ed avere accanto le persone giuste che con amore ti accompagnano in qualsiasi tipo di percorso. In questo viaggio sono state tantissime le persone che ci hanno aiutato e sostenuto anche solo con un semplice gesto, un pensiero; sono state anche tante quelle che ci hanno ostacolato e criticato e che comunque ringrazio perché hanno dato sia a me sia alla mia famiglia motivazioni più forti per andare avanti. Concludo dicendo che donare qualcosa di sé agli altri è un arricchimento per chi dona e non solo per chi riceve. Mi auguro che questa mia testimonianza lasci qualcosa nel vostro cuore e vi trasformi in “donatori di vita”.

 

Alessia D.M.